Rap­por­to di lavoro in Ita­lia del per­so­na­le dipen­den­te di Amba­scia­te di Sta­ti Este­ri

Uno Sta­to este­ro è accre­di­ta­to pres­so il nos­tro pae­se con la pro­pria rappre­sen­tan­za diplo­ma­ti­ca nella sede del­la pro­pria Amba­scia­ta che, sul­la base  del­le con­ven­zio­ni inter­na­zio­na­li, gode del­la gar­an­zia dell’extra ter­ri­to­ri­a­li­tà,  e dove svol­ge la pro­pria atti­vi­tà lavo­ra­ti­va sia “il cor­po diplo­ma­ti­co” e sia per­so­na­le ammi­nis­tra­tivo, ovvero ulte­rio­re per­so­na­le per atti­vi­tà aus­i­lia­rie.

Chi inten­de lavora­re in un’ambasciata este­ra in Ita­lia deve quin­di con­frontar­si con un qua­dro nor­ma­tivo par­ti­co­la­re, in cui con­vi­vo­no diritto inter­na­zio­na­le, diritto del lavoro ita­lia­no e prin­ci­pi cos­ti­tu­zi­o­na­li.

Con­side­ra­to che a pre­sc­in­de­re dal­la nazio­na­li­tà del lavora­to­re, qual­o­ra inter­ven­ga una con­tro­ver­sia di lavoro, tut­to quan­to acca­de nel ter­ri­to­rio del nos­tro pae­se vede in via di prin­ci­pio la com­pe­tenza del­la giuris­di­zio­ne ita­lia­na, sal­vo quan­to in via par­al­lela appli­ca­to in for­za dell’art.10 del­la Cos­ti­tu­zi­o­ne ita­lia­na, che ten­en­do con­to di una rego­la con­suetu­di­na­ria svi­lupp­a­ta dal­la dottri­na inter­na­zio­na­le, dopo aver abban­do­na­to la tesi del­la così det­ta “ immu­ni­tà dif­fu­sa” ora rico­no­sce quella dell’ “ immu­ni­tà rist­ret­ta”, che fa sal­va la com­pe­tenza del­lo sta­to ita­lia­no per vicen­de riguar­d­an­ti il per­so­na­le con atti­vi­tà mera­men­te aus­i­lia­rie, qua­le ad esem­pio il licen­zia­men­to di un dipen­den­te con man­sio­ni di autis­ta, che richie­de solo l’applicazione di misu­ra di natu­ra eco­no­mica (cfr. Cass.Sez.Un.11.7.2019 n.18661) . Un tale cri­te­rio è appli­ca­bi­le anche ad altri dipen­den­ti quan­do si trat­ti esclu­si­v­a­men­te di aspet­ti patri­mo­nia­li, tali da non inci­de­re sul­le fun­zio­ni isti­tu­zi­o­na­li del­lo Sta­to sov­ra­no (Cass.Sez.Un.09.05.2017 n.13980). Il rif­e­ri­men­to a tali prin­ci­pi di diritto con­suetu­di­na­rio inter­na­zio­na­le è ris­con­tra­bi­le nella Con­ven­zio­ne di New York del 2.12.2004, alla qua­le l’Italia ha ade­ri­to con Leg­ge 14.1.2013 n.5 e che ora è già con­di­vi­so ed appli­ca­to anche dal­la giuris­pru­den­za ( cfr. Cass.Sez.Un.18.9.2014 n.19674).

In pra­ti­ca per il rico­no­sci­men­to o meno del difet­to di giuris­di­zio­ne da par­te del­le Sezio­ne Unite ques­to vie­ne sta­bi­li­to a secon­da del­le cir­cos­tan­ze riguar­d­an­ti l’accaduto, in quan­to del loro esa­me potreb­be emer­ge­re che a secon­da del­la fat­tis­pe­cie si ren­da neces­sa­rio di inci­de­re sui pote­ri sov­ra­ni di uno Sta­to stra­nie­ro e quin­di incor­re­re nell’incompatibilità. Potreb­be inve­ce inter­fer­i­re nell’organizzazione di un sog­get­to inter­na­zio­na­le qual­o­ra ad esem­pio l’ipotesi che ven­ga avanza­ta una doman­da di reinte­gra, oppu­re un ricor­so per il rico­no­sci­men­to di man­sio­ni supe­rio­ri che già di per se, ent­ran­do nel meri­to del­la vicen­da con lo svol­gi­men­to di atti­vi­tà impli­can­ti un rap­por­to fidu­cia­rio, com­porta­no un’ ana­li­si del com­por­ta­men­to del­le par­ti su una serie di misu­re di sicu­rez­za adotta­te e, per gli effet­ti che pro­cu­ra, sul­la base del prin­ci­pio dell’immunità rist­ret­ta, col­pis­ce dirett­amen­te l’esercizio dei dirit­ti pubbli­ci­sti­ci di uno Sta­to straniero(Ord. Cass.Sez.Un.18.4.2014 n,9034; Cass.Sez.n.22.12.2016 n.26661) . Pari­men­ti, semp­re su tale prin­ci­pio di tutela, si è for­ma­to un con­so­li­da­to ori­en­ta­men­to da par­te del­le Sezio­ne Unite, che dichia­ra­no che è rile­va­bi­le il difet­to di giuris­di­zio­ne anche qual­o­ra da par­te del lavora­to­re si vol­es­se opt­a­re per il rico­no­sci­men­to con la misu­ra alter­na­ti­va del­la richies­ta esclu­si­v­a­men­te del ris­ar­ci­men­to del dan­no ( in tal sen­so Ord. Cass.Sez.Un n.9331/1999), anche se va fat­to sal­va la tutela pre­vi­denzia­le del lavora­to­ri, con il diritto ad otte­ne­re il ver­sa­men­to degli omes­si con­tri­bu­tivi, con la com­pe­tenza al rico­no­sci­men­to di tale diritto da par­te del giudi­ce nazio­na­le (Ord.Cass.Sez.Un. 10.7.2006 n.15620).