Il rego­la­men­to (UE) 650/2012 e la suc­ces­sio­ne trans­fron­ta­lie­ra italo-tede­s­ca

Per tut­te le suc­ces­sio­ni aper­te­si a par­ti­re dal 17 agos­to 2015 tro­va appli­ca­zio­ne il Rego­la­men­to (UE) n. 650/2012 in tut­ti gli Sta­ti mem­bri dell’Unione Euro­pea , ad ecce­zio­ne del­la Danim­ar­ca e dell’Irlanda (art. 83). Di con­se­guen­za, la leg­ge appli­ca­bi­le alla suc­ces­sio­ne deve esse­re indi­vi­dua­ta, in linea di prin­ci­pio, sul­la base del Rego­la­men­to.

Per le dis­po­si­zio­ni mor­tis cau­sa occor­re fare rif­e­ri­men­to all’art. 24 del Rego­la­men­to. Per quan­to riguar­da, in par­ti­co­la­re, la leg­ge appli­ca­bi­le alla for­ma del­le dis­po­si­zio­ni mor­tis cau­sa, l’art. 75 co. 1 del Rego­la­men­to rin­via alla Con­ven­zio­ne dell’Aia sui con­flit­ti di leg­gi rela­ti­vi alla for­ma del­le dis­po­si­zio­ni tes­ta­men­ta­rie. Quest’ultima, tut­ta­via, non tro­va appli­ca­zio­ne ai pat­ti suc­ces­so­ri. Di con­se­guen­za, l’art. 27 del Rego­la­men­to tro­va appli­ca­zio­ne, per quan­to riguar­da i pro­fi­li rela­ti­vi alla for­ma, esclu­si­v­a­men­te con rif­e­ri­men­to ai pat­ti suc­ces­so­ri.

Sot­to il pro­fi­lo ogget­tivo, il Rego­la­men­to tro­va appli­ca­zio­ne alle suc­ces­sio­ni a cau­sa di mor­te. Il con­cet­to di “suc­ces­sio­ne a cau­sa di mor­te” deve esse­re inter­pre­ta­to auto­nom­amen­te ai sen­si del Rego­la­men­to. Secon­do l’art. 3 co. 1 lit. a), con tale espres­sio­ne si inten­de la suc­ces­sio­ne a cau­sa di mor­te, com­pren­den­te qual­si­a­si moda­li­tà di tras­fe­ri­men­to di beni, dirit­ti e obbli­ga­zio­ni a cau­sa di mor­te, che si trat­ti di un tras­fe­ri­men­to volon­ta­rio per dis­po­si­zio­ne a cau­sa di mor­te ovvero di un tras­fe­ri­men­to per effet­to di suc­ces­sio­ne legit­ti­ma.

L’art. 1 co. 1, 2 pre­ve­de tut­ta­via un cata­lo­go di esclu­sio­ni, sottraen­do al pro­prio ambi­to di appli­ca­zio­ne deter­mi­na­te mate­rie, tra cui, in par­ti­co­la­re, le ques­tio­ni fis­ca­li e dog­a­na­li, lo sta­to del­le per­so­ne e i rap­por­ti fami­lia­ri, la capa­ci­tà giuri­di­ca e la capa­ci­tà di agi­re, i regi­mi patri­mo­nia­li tra coniugi, gli obblighi ali­men­ta­ri diver­si da quel­li sor­ti in con­se­guen­za del­la mor­te, le ques­tio­ni socie­ta­rie non­ché la pubbli­ci­tà dei dirit­ti rea­li. Al con­tra­rio, l’art. 23 co. 2 del Rego­la­men­to pre­ve­de un cata­lo­go del­le mate­rie ricom­pre­se nell’ambito di appli­ca­zio­ne. Il rif­e­ri­men­to qui, da un lato, alle “cau­se, il momen­to e il luo­go dell’apertura del­la suc­ces­sio­ne” e, dall’altro, alla “divi­sio­ne di eredi­tà” con­sen­te di ricon­dur­re dun­que all’ambito di appli­ca­zio­ne del­la leg­ge non sol­tan­to l’apertura del­la suc­ces­sio­ne, ma la comples­si­va disci­pli­na del­la vicen­da suc­ces­so­ria e dei rela­ti­vi effet­ti, come del res­to espres­sa­men­te disci­pli­na­to dal co. 1.

Per indi­vi­du­a­re, quin­di, la leg­ge appli­ca­bi­le, occor­re veri­fi­ca­re anzi­tutto se sia sta­ta effet­tua­ta una scel­ta di leg­ge ai sen­si dell’art. 22 del Rego­la­men­to, che può esse­re espres­sa, medi­an­te dichia­ra­zio­ne resa nella for­ma di una dis­po­si­zio­ne mor­tis cau­sa, oppu­re taci­ta. La facol­tà di scel­ta non è tut­ta­via pri­va di limi­ti, essen­do cir­co­scrit­ta alla leg­ge del­lo Sta­to di cui il test­a­to­re pos­sie­de la cit­ta­di­nan­za al momen­to del­la scel­ta oppu­re alla leg­ge del­lo Sta­to di cui egli sarà cit­ta­di­no al momen­to del­la mor­te. Qual­o­ra il sog­get­to sia tito­la­re di più cit­ta­di­nan­ze, la scel­ta potrà riguar­da­re la leg­ge di uno qual­si­a­si degli Sta­ti inter­es­sa­ti.

In man­can­za di una scel­ta di leg­ge, ai sen­si dell’art. 21 co. 1, l’intera suc­ces­sio­ne è rego­la­ta dal­la leg­ge del­lo Sta­to in cui il de cui­us ave­va la pro­pria resi­den­za abitua­le al momen­to del­la mor­te, sal­vo quan­to diver­sa­men­te pre­vis­to dal Rego­la­men­to. Spet­ta all’autorità com­pe­ten­te in mate­ria suc­ces­so­ria deter­mina­re la resi­den­za abitua­le del de cui­us, indi­vi­duan­do lo Sta­to con il qua­le il def­un­to pre­sen­ta­va un legame suf­fi­ci­en­te­men­te stret­to e sta­bi­le.

Il con­cet­to di “resi­den­za abitua­le” deve esse­re anche qui dun­que ogget­to di un’interpretazione auto­no­ma. A tal fine, assu­mo­no par­ti­co­la­re rilie­vo i con­side­ran­do 23 e 24. Ele­men­to decisi­vo è il cen­tro del­la vita del de cui­us: occor­re sta­bi­li­re se la pre­sen­za nel­lo Sta­to inter­es­sa­to sia mera­men­te tem­po­ra­nea o occa­sio­na­le, oppu­re se cos­ti­tuis­ca espres­sio­ne di una cer­ta inte­gra­zio­ne nell’ambiente socia­le e fami­lia­re. Devo­no esse­re con­side­ra­te, in par­ti­co­la­re, la dura­ta e la rego­la­ri­tà del sog­gior­no del de cui­us nel­lo Sta­to inter­es­sa­to, non­ché le cir­cos­tan­ze e le ragio­ni ad esso con­ne­s­se.

Suc­ces­si­v­a­men­te, occor­re distin­gue­re tra rin­vio alla leg­ge sostan­zia­le e rin­vio all’intero ordi­na­men­to giurid­ico. Nel­le suc­ces­sio­ni trans­fron­ta­lie­re italo-tede­sche, tut­ta­via, poi­ché sono coin­vol­ti due Sta­ti mem­bri ai qua­li si appli­ca il Rego­la­men­to, il richi­amo riguar­da semp­re le nor­me sostan­zia­li dell’ordinamento desi­gna­to, escluden­do così la pos­si­bi­li­tà di un ulte­rio­re rin­vio. La natu­ra di rin­vio alla leg­ge sostan­zia­le si desu­me altresì dall’art. 34 del Rego­la­men­to, che pre­ve­de la rile­vanza del rin­vio esclu­si­v­a­men­te qual­o­ra il Rego­la­men­to desi­gni la leg­ge di uno Sta­to ter­zo.

Infi­ne, ai sen­si dell’art. 21 co. 2 del Rego­la­men­to occor­re veri­fi­ca­re che non sus­sis­ta un col­le­gamen­to mani­fes­ta­men­te più stret­to con uno Sta­to diver­so da quello indi­vi­dua­to ai sen­si del co. 1 del sud­det­to arti­co­lo.

Ai sen­si dell’art. 4 del Rego­la­men­to sono com­pe­ten­ti a deci­de­re sull’intera suc­ces­sio­ne gli orga­ni giuris­di­zio­na­li del­lo Sta­to mem­bro in cui il de cui­us ave­va la resi­den­za abitua­le al momen­to del­la mor­te. Per quan­to riguar­da il rico­no­sci­men­to del­le decis­io­ni, se ques­te sono emes­se in uno Sta­to mem­bro, sono rico­no­sci­ute negli altri Sta­ti mem­bri sen­za che sia neces­sa­rio il ricor­so ad alcun pro­ce­di­men­to par­ti­co­la­re (art. 39), come avvie­ne, in par­ti­co­la­re, nei rap­por­ti tra Ita­lia e Ger­ma­nia. In caso di con­tes­ta­zio­ne, ogni par­te inter­es­sa­ta che chie­da il rico­no­sci­men­to in via prin­ci­pa­le di una decis­io­ne può far accer­ta­re che la decis­io­ne sia rico­no­sci­u­ta.

Da ulti­mo, il capo VI del Rego­la­men­to intro­du­ce l’istituto del Cer­ti­fi­ca­to Suc­ces­so­rio Euro­peo (CSE). Il CSE ser­ve a sem­pli­fi­ca­re la pro­va del­la qua­li­tà e dei dirit­ti degli ere­di, dei lega­ta­ri, degli esecu­to­ri tes­ta­men­ta­ri e degli ammi­nis­tra­to­ri dell’eredità nei diver­si Sta­ti mem­bri. Gra­zie a ques­to stru­men­to, è pos­si­bi­le attesta­re tali qua­li­tà e dirit­ti sen­za dover ricor­re­re a ulte­rio­ri pro­ce­di­men­ti di rico­no­sci­men­to. Il cer­ti­fi­ca­to spe­ci­fi­ca, ad esem­pio, chi ha diritto all’eredità, le quo­te eredi­ta­rie, i beni e i dirit­ti inclu­si nella suc­ces­sio­ne e, quan­do neces­sa­rio, i pote­ri con­fe­ri­ti all’esecutore tes­ta­men­ta­rio o all’amministratore. In par­ti­co­la­re, il CSE assu­me gran­de import­an­za nel­le suc­ces­sio­ni trans­fron­ta­lie­re tra Ita­lia e Ger­ma­nia, soprat­tut­to quan­do l’eredità include beni situa­ti in più Sta­ti o quan­do gli ere­di devo­no far vale­re i pro­pri dirit­ti in uno Sta­to diver­so da quello in cui la suc­ces­sio­ne è sta­ta aper­ta.