Le san­zio­ni tri­bu­t­a­rie non si tras­met­to­no agli ere­di

Quan­do si par­la di tras­mis­si­bi­li­tà del­le obbli­ga­zio­ni tri­bu­t­a­rie facen­ti capo al de cui­us, occor­re distin­gue­re tra debi­to tri­bu­t­a­rio e san­zio­ne tri­bu­t­a­ria.

L’art. 65 del D.P.R. n. 600/1973 pre­ve­de infat­ti che gli ere­di rispon­do­no in soli­do del­le obbli­ga­zio­ni tri­bu­t­a­rie il cui pre­sup­pos­to si è veri­fi­ca­to ante­rior­men­te alla mor­te del dan­te cau­sa. Ciò signi­fi­ca che l’Amministrazione finan­zia­ria può richie­de­re l’intero paga­men­to del debi­to a cias­cun coe­re­de, fer­ma restan­do la pos­si­bi­li­tà, per colui che abbia adem­pi­uto, di eser­ci­t­are suc­ces­si­v­a­men­te il diritto di regres­so nei con­fron­ti degli altri ere­di.

Con l’accettazione dell’eredità, gli ere­di suben­tra­no per­tan­to nei debi­ti tri­bu­t­a­ri del de cui­us, com­pre­se le impos­te dovu­te e gli inter­es­si matu­ra­ti, tratt­an­do­si di obbli­ga­zio­ni aven­ti natu­ra patri­mo­nia­le.

Diver­so è il dis­cor­so con rif­e­ri­men­to alle san­zio­ni tri­bu­t­a­rie. Con l’ordinanza 4 agos­to 2025, n. 22476, la V Sezio­ne civi­le del­la Cor­te di Cas­sa­zio­ne ha riba­di­to che tali san­zio­ni non sono tras­mis­si­bi­li agli ere­di, in appli­ca­zio­ne del prin­ci­pio di responsa­bi­li­tà per­so­na­le.

La vicen­da trae ori­gi­ne da un pro­ce­di­men­to instau­ra­to nei con­fron­ti di un con­tri­buen­te accu­sa­to di aver omes­so la dichia­ra­zio­ne di inve­s­ti­men­ti dete­n­uti all’estero. Nel cor­so del giudi­zio, tut­ta­via, il con­tri­buen­te è dece­du­to. A quel pun­to, il the­ma deci­den­dum risul­ta­va ormai defi­ni­to e si trat­ta­va esclu­si­v­a­men­te di sta­bi­li­re se le san­zio­ni tri­bu­t­a­rie pot­esse­ro esse­re tras­mes­se agli ere­di.

Richi­aman­do l’art. 8 del D.Lgs. n. 472/1997 in mate­ria di san­zio­ni ammi­nis­tra­ti­ve tri­bu­t­a­rie, secon­do cui l’obbligazione al paga­men­to del­la san­zio­ne non si tras­met­te agli ere­di, la Cor­te ha affer­ma­to che le san­zio­ni tri­bu­t­a­rie han­no carat­te­re strett­amen­te per­so­na­le e si est­in­guo­no con la mor­te del tras­gres­so­re. Tale dis­po­si­zio­ne cos­ti­tuis­ce un corol­la­rio del prin­ci­pio gene­ra­le sanci­to dall’art. 2 del mede­si­mo decre­to, secon­do il qua­le la san­zio­ne ammi­nis­tra­ti­va è rif­e­ri­bi­le esclu­si­v­a­men­te alla per­so­na fisi­ca che ha com­mes­so o con­cor­so a com­met­te­re la vio­la­zio­ne.

La Cor­te di Cas­sa­zio­ne giunge quin­di alla con­clu­sio­ne che, una vol­ta docu­men­ta­to il deces­so del con­tri­buen­te, deb­ba esse­re dichia­ra­ta la ces­sa­zio­ne del­la mate­ria del con­ten­de­re. Il pro­ces­so rela­tivo alle sole san­zio­ni tri­bu­t­a­rie deve per­tan­to esse­re est­in­to. Ciò in quan­to il legis­la­to­re ha sta­bi­li­to “in modo chia­ro e net­to che il cre­di­to era­ria­le nas­cen­te da una vio­la­zio­ne del­le leg­gi tri­bu­t­a­rie rif­e­ri­bi­le a per­so­na fisi­ca si est­in­gue con la mor­te dell’autore del­la vio­la­zio­ne”.

L’ordinanza si inse­ris­ce, peral­t­ro, nel sol­co di un ori­en­ta­men­to giuris­pru­den­zia­le ormai con­so­li­da­to. La Cor­te di Cas­sa­zio­ne ave­va già chia­ri­to in pre­ce­den­za che, una vol­ta accer­tato il deces­so del desti­na­ta­rio del­le san­zio­ni tri­bu­t­a­rie, deve esse­re dichia­ra­ta la ces­sa­zio­ne del­la mate­ria del con­ten­de­re (Cass. n. 25644/2018 e Cass. n. 26015/2022).

Par­ti­co­lar­men­te inter­es­san­te è anche il pass­ag­gio dedi­ca­to alle spe­se pro­ces­sua­li. La Cor­te ha infat­ti escluso l’applicazione del prin­ci­pio del­la soc­com­ben­za vir­tua­le, osser­van­do che il soprav­ven­uto deces­so del con­tri­buen­te impe­dis­ce qual­si­a­si valu­ta­zio­ne sul pro­ba­bi­le esi­to del­la con­tro­ver­sia. Ne con­se­gue che gli ere­di non sono tenuti a sos­tene­re nep­pu­re le spe­se del giudi­zio.

La pro­nun­cia rappre­sen­ta dun­que un’ulteriore con­fer­ma di un prin­ci­pio fon­da­men­ta­le del sis­te­ma san­zio­na­to­rio tri­bu­t­a­rio: ment­re impos­te e inter­es­si, in quan­to obbli­ga­zio­ni patri­mo­nia­li, si tras­met­to­no agli ere­di, le san­zio­ni con­ser­va­no carat­te­re strett­amen­te per­so­na­le e si est­in­guo­no con la mor­te dell’autore del­la vio­la­zio­ne. Una distin­zio­ne che con­tri­buis­ce a raf­forz­a­re la cer­tez­za del diritto e a garan­ti­re la coe­ren­za del sis­te­ma con il prin­ci­pio del­la responsa­bi­li­tà per­so­na­le.